Nov 13
Facebook. La community.
Mi lego al discorso di Axell su Facebook, che nel suo post definisce non umano. Un commento stava diventando uno sproloquio. E allora lo scrivo qui. Visto che forse non ho più voglia di scrivere un blog o non ce l’ho mai avuta. Mi serviva forse un piccolo spazio dove scrivere qualcosa agli amici. E in questo forse Facebook mi sta aiutando.
Tornando al post di Axell, sul discorso di far sapere i cazzi propri o i propri stati d’animo stiamo parlando del solito Twitter integrato in facebook. E di quello non si possono scandalizzare tutti quelli che usavano massivamente Twitter anche in mobilità dal telefonino per far sapere cosa stanno facendo. Il fatto è che su Twitter ci sono quei 50-60 che fan parte della solita nicchia di blogger, mentre su Facebook il tweet lo leggono tutti.
Sul fatto di avere l’angoscia del ritrovare persone che non si vedono da anni e con cui non si ha nulla da dirsi, o che se non si vedono da anni ci sarà un motivo, bla bla, la trovo una cazzata. E’ molto rassicurante avere le cerchie “fidate”, quelle con le quali ti sembra di condividere tutto. Ma spesso non è così. E’ semplicemente comodo e rassicurante per noi stessi così come lo è per quelli che frequentiamo. Tutt’altra cosa sono gli amici veri, le persone care, quelle che amerai sempre nonostante i loro difetti o le cazzate che ti fanno.
Io queste persone che non vedevo da tempo sono contento di aver avuto modo di salutarle, sapere come stanno e che fanno nella vita. Poi tanto continuo a vedere sempre le stesse persone o magari avrò occasione di vedere anche loro una volta.
La cosa che più mi spaventa è invece il tempo che passiamo davanti al monitor, e forse usando Facebook ce ne accorgiamo di più perchè ci sembra tutta un’immensa cazzata, e forse lo è.
Ma fino ad oggi il nostro bisogno di comunicare lo consegnavamo in mano ai blog, alla lettura dei feed interessanti, alla scrittura di commenti, al posting di foto (e descrizioni, tag, commenti), al posting di video (e descirzioni, tag, commenti).
Facebook racchiude tutto questo e viene usato anche da chi non ha capacità, voglia, tempo di avere una propria vetrina da prima donna, un proprio dominio con wordpress, anche da chi non ha aspirazioni da videomaker, artista, fotografo, scrittore. E’ una community che piace perché è la community. E ha due caratteristiche fondamentali: non ci sono nickname ma ci devi mettere la tua faccia se no non vale, ed è immediata nelle comunicazioni, integrando anche una chat (questi due punti sono ad esempio in netta contrapposizione con un sistema come Second Life ad esempio, che tolto il giochetto di muoverti nell’ambiente 3D e aver fatto qualche esperienza interessante, è molto più alienante, a mio parere).
Questa è una società che ha voglia di comunicare e ha finalmente trovato tanti mezzi per farlo. Forse alcuni non hanno nulla da comunicare, altri credono di avere delle cose da dire ma non interessano a nessuno, altri ancora hanno l’illusione o la certezza di uscire da un guscio di solitudine attraverso lo schermo di un computer. Lontano anni luce dalle realtà di provincia dove attorno a un tavolo di un bar con un bicchiere di vino e le carte da gioco ci si racconta sempre delle stesse cose, immutabili, che accadono nel raggio di 3 chilometri. Ma forse anche lontano dal mondo grigio e orwelliano di tanti individui intenti al loro lavoro, all’informazione standardizzata e teleguidata che raggiunge la massa, alle famiglie intente a imbellettarsi di trucco e poi morire nella solitudine delle proprie mura di casa. E pazienza se marito e moglie per comunicare si mandano i messaggini su Facebook, giocando a interpretare se stessi nella rete. La rete è sempre e comunque fittizia, è un insieme di bit, è solo un tramite per metterci in contatto, perché è del contatto, dell’approvazione, della ricerca di affinità che abbiamo bisogno. Affinità che magari si trovano frequentando lo stesso stupido gruppo di Facebook.
Non ho idea di come si evolverà tutto questo. Ma voglio esserci.







